lunedì 16 marzo 2009

La Madonna di Piero sarà spostata /
Corriere Fiorentino


La Madonna del Parto sarà trasferita nell’ex Monastero delle Benedettine all’interno di quella che oggi è una chiesa e domani sarà un oratorio intitolato alle gestanti della comunità di Monterchi, dove la Curia Vescovile potrà svolgere, al di là del culto privato, tre funzioni religiose l’anno. Il via libera all’approvazione della transazione tra pubblica amministrazione e Curia, in guerra da più di quindici anni, e al successivo progetto di trasferimento dell’opera l’ha dato il consiglio comunale di Monterchi lunedì notte con otto voti contro quattro, ovvero i consiglieri di maggioranza contro quelli di minoranza.
«La diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro – si legge in una nota – esprime la sua soddisfazione per l’approvazione da parte del consiglio comunale di Monterchi dell’accordo definitivo sulla collocazione del dipinto “La Madonna del Parto” di Piero della Francesca. L’accordo è stato definito dalla diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e dal Comune di Monterchi e prevede la collocazione dell’opera nella chiesa di San Benedetto a Monterchi, la cui proprietà passerà all’amministrazione comunale. Il documento offre una soluzione dignitosa alla controversia insorta da tempo, assecondando le aspettative di entrambe le parti: il Comune di Monterchi gestirà l’affresco pierfrancescano dal punto di vista artistico-culturale e della fruizione museale; la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro vedrà garantita la possibilità di venerazione pubblica e privata dell’immagine da parte dei fedeli».
Una benedizione in piena regola che non va giù al Comitato “La Madonna dei Monterchiesi” che, tra le altre cose, si è lamentato della scarsa pubblicità fatta in merito al consiglio comunale notturno: «Con grande leggerezza – ha ribadito Lina Guadagni, portavoce del Comitato – e in barba alla diffida da noi presentata venerdì scorso i consiglieri di maggioranza hanno proceduto all’approvazione dell’accordo, a poche settimane dalle elezioni».
«Mettere l’opera – continua la portavoce – in un edificio di cui ancora non è chiara la destinazione e che al novanta per cento andrà nelle mani di un privato mi pare una grandissima imprudenza, mortificando il capolavoro e in barba ai monterchiesi che per più di due secoli si sono occupati del dipinto. Dipinto del quale la Chiesa si è accorta solamente nel ’92 ».
Il Comitato, comunque, non si arrende e porterà avanti ulteriori iniziative per sensibilizzare il mondo della cultura internazionale sulla situazione della Madonna del Parto, a partire da Sgarbi e Martone.
«Sono soddisfatto – ha dichiarato il sindaco di Monterchi, Massimo Boncompagni – perché credo di aver risolto una questione che durava da troppo tempo raggiungendo più obiettivi, da una parte la riapertura al culto come chiedeva la Curia, dall’altra l’esclusiva competenza dell’amministrazione sull’opera e il suo sfruttamento. Anche il Comitato dovrebbe essere contento».
Il resto è nelle mani del ministro Bondi, perché solo lui può permettere alla Madonna di spostarsi...

venerdì 13 marzo 2009

Parla Spaccarotella / Corriere Fiorentino


«Non sono l’assassino che è stato dipinto, non sono quel tiratore scelto che hanno voluto far credere e nemmeno quel poliziotto incapace che hanno detto». Parla Luigi Spaccarotella e lo fa con il nodo in gola e gli occhi lucidi, cercando con la mano quella della moglie che l’ha accompagnato in questo difficile passaggio. Parla dopo un anno e mezzo il poliziotto che l’11 novembre 2007, con un colpo di pistola, ha ucciso Gabriele Sandri sull’A1.
Lo fa nella casa di un noto antiquario aretino in via di Seteria, a due passi da Piazza Vasari, dove i suoi avvocati hanno convocato la conferenza stampa. Lo fa entrando da una porta secondaria, con le scarpette da ginnastica, un paio di jeans, una felpa con cappuccio color cachi, un cappello con la tesa che non si è mai tolto e degli occhiali da sole bianchi e neri.
«Sono stati sedici mesi pesanti, vissuti nella paura e nell’incertezza. La mia famiglia è rimasta tutta accanto a me – e mentre lo dice si commuove – Gli amici? Qualcuno se n’è andato, qualcun altro è arrivato».
Parla Spaccarotella ma non di quei momenti: «Pensare che nel migliore dei casi possa prendere 14 anni di galera mi fa stare male, però questo, insieme con le ricostruzioni dei periti fatte in base alle testimonianze, lo vedremo in tribunale. Io spero in un giudizio giusto perché il colpo è partito in modo del tutto accidentale correvo ed è partito, non ho mirato».
Molti i nodi da sciogliere, molte le cose cui replicare, forse troppe, come le scuse alla famiglia Sandri, un piccolo giallo che Luigi Spaccarotella, 32 anni, racconta così: «Il giorno del funerale di Gabriele ho provato a far arrivare un messaggio di cordoglio alla famiglia Sandri, utilizzando un canale offertomi dal Vescovo di Arezzo. Ma questo messaggio non è mai arrivato, tanto che ho scritto una lettera al Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, perché possa far luce su quanto accaduto».
Ricordi e un dolore continuo anche per quella che i suoi avvocati hanno definito una vera e propria aggressione: «Cosa mi ha fatto più male? Che sia stato detto che non ho provato a chiedere scusa ai Sandri, perché mi ha fatto apparire come una persona senza scrupoli, invece no, io sono una persona normalissima, come tante altre, mi alzo la mattina per andare a lavorare, come il panettiere o il giornalista».
Un padre di famiglia che il prossimo 20 marzo si presenterà davanti alla Corte d’Assise di Arezzo con l’accusa di omicidio volontario: «Il primo giorno dell’udienza ci sarò perché non sono un fantasma».
L’unico accenno introspettivo a quell’11 novembre Spaccarotella lo concede all’organizzazione della Polizia Stradale: «Sono in Polizia dal ’95. Ho lavorato a Palermo nelle volanti che sono attrezzate per quel tipo di lavoro, ma la Stradale non è attrezzata per poter fronteggiare ultrà e problemi di ordine pubblico quali quelli che ogni domenica accadono sulle nostre autostrade».
Parla da agente sospeso Spaccarotella e spera: «Di tornare in Polizia, ma adesso la famiglia e il processo sono le mie priorità».

giovedì 5 marzo 2009

La Madonna del Parto / Corriere Fiorentino


La querelle sulla Madonna del Parto è finita, anzi no.
Se lunedì prossimo, infatti, Massimo Boncompagni, sindaco Udc di Monterchi, andrà in Consiglio comunale per l’approvazione della transazione che è stata concordata con la Curia Vescovile della Diocesi di Arezzo, dovrà fare i conti con la diffida che il Comitato “La Madonna dei Monterchiesi” presenterà questo venerdì contro la giunta, i consiglieri di maggioranza, il segretario comunale, il responsabile del procedimento e, ovviamente, il primo cittadino.
Questioni di forma e di sostanza in mezzo alla quali ci stanno più di quindici anni di lotte legali tra l’amministrazione comunale di Monterchi e la Curia Vescovile sulla proprietà dell’opera di Piero della Francesca, una lotta che fino ad oggi è costata al comune, solo di acconti, qualcosa come 20-30.000 euro.
La Madonna del Parto, una tra le dieci opere più belle al mondo, non ha mai avuto vita facile. Secondo la tradizione vasariana il dipinto risalirebbe al 1459, quando Piero della Francesca si trovava a Sansepolcro per la morte della madre, ma molteplici e discordanti sono le tesi sulla datazione. L’affresco, concluso in una settimana, fu realizzato nella cappella di Santa Maria di Momentana, già Santa Maria in Silvis, località di campagna alle pendici di Monterchi.
Lì è rimasto sino al 1785, quando fu costruito un cimitero al posto della chiesa, secondo alcune testimonianze parzialmente danneggiata da un terremoto. La cappella fu poi ricostruita ex novo lì accanto: «Ma nel frattempo – afferma Lina Guadagni, portavoce del Comitato – il Vescovo Costaguti, con una lettera, aveva lasciato ai monterchiesi tutto ciò che si trovava dentro la vecchia chiesa, Madonna del Parto compresa».
L’opera di Piero della Francesca si è salvata dal tremendo terremoto del 1917, che rase al suolo Monterchi, perché era in restauro. Grazie ai monterchiesi è stata preservata anche durante l’occupazione tedesca per restare nella cappella adiacente al cimitero, non esistendo più da secoli quella natale, sino al momento del restauro del 1992 e al suo spostamento, un anno dopo, nell’ex scuola trasformatasi nel Museo Civico, dov’è tutt’ora.
Contemporaneamente è iniziato il tira e molla giudiziario tra l’amministrazione comunale e la Curia Vescovile sulla proprietà del dipinto.
Un tira e molla che secondo il sindaco Boncompangi avrebbe trovato una degna e giusta conclusione: «La transazione che andremo a stipulare con la Curia Vescovile è un accordo che da una parte mette fine alla contesa giudiziaria e dall’altra pone le basi per una maggiore valorizzazione della Madonna del Parto».
Tre i punti fondamentali: l’affresco sarà spostato in un edificio di proprietà del comune, che grazie a una permuta è entrato in possesso dell’ex Monastero delle Benedettine, abbandonato e oggi inagibile; in questo modo l’opera sarà ricollocata, se il ministero darà il benestare, nel centro storico del paese come previsto anche dai vincoli della Soprintendenza; la Curia, infine, potrà svolgere tre funzioni religiose l’anno all’interno di quello che sarà un oratorio, parte dell’edificio che molto probabilmente diventerà una foresteria grazie a investimenti di privati.
Il Comitato, che si era fatto trampolino per due proposte di iniziativa popolare, entrambe rigettate dalla giunta e finite al TAR, non ci sta e denuncia la malizia dell’accordo: «Un oratorio è un luogo di culto – replica Lina Guadagni – mettere lì l’affresco significa riconsegnarne la proprietà alla Curia e anche il termine foresteria mi pare inappropriato, sarebbe meglio parlare di albergo. Insomma, nella forma la transazione sembra rispettare anche le nostre richieste, ma nella sostanza le ignora. La Madonna del Parto da sempre è meta di un pellegrinaggio privato delle gestanti, quindi l’affresco deve restare in un luogo aperto al culto ma non in un luogo di culto. I monterchiesi hanno difeso personalmente con i forconi quest’opera della cui esistenza alcuni si sono accorti solo quando è diventata famosa».
«Altri – replica il sindaco Boncompagni – vogliono minimizzare il culto della Madonna del Parto», aggiungendo «Nel Comitato ci sono i quattro consiglieri di opposizione, uno dei quali ex sindaco, e il suo predecessore. Sì, è diventata anche una contrapposizione politica».
«Il comportamento dell’amministrazione comunale è esecrabile – ha stigmatizzato Franco Landini, ex sindaco, oggi fuori dal consiglio e membro del Comitato – perché con quell’accordo tratta la Madonna del Parto come un lampione, senza consultare la cittadinanza. Tutto questo a pochi mesi dalla scadenza del mandato elettorale».
Circa ottocento le firme raccolte dal Comitato, «più dei voti dell’attuale sindaco», afferma Lina Guadagni, firme trasversali per una querelle toscana che sa tanto di don Camillo e Peppone, con l’ex soprintendente Paolucci che l’ha definita: «Una storia di mero campanilismo».