giovedì 22 ottobre 2009

Il credito in mezzo alla crisi


Meno 19 per cento di fatturato, meno 20 nel settore manifatturiero, nelle province di Arezzo e Siena dall’inizio dell’anno. Numeri che certificano la crisi che sta consumando il tessuto socioeconomico di quella che è superficialmente definita la Toscana del Sud.
Questi sono solamente alcuni dei dati snocciolati ieri alla Camera di Commercio di Arezzo durante la giornata formativa dedicata al personale degli enti locali “Il credito a portata di famiglie e imprese”, organizzata dal locale Prefetto Salvatore Montanaro e promossa dallo Speciale Osservatorio per segnalare criticità nell’accesso al credito, istituito presso la Prefettura di Firenze.
La tavola rotonda, coordinata dal direttore Paolo Ermini, alla quale hanno partecipato prefetti, sindaci, rappresentanti sindacali, della Banca d’Italia, delle camere di commercio e presidenti delle due province toscane, ha evidenziato le criticità del territorio e la difficoltà di imprese e famiglie ad accedere al credito, con una differenza: se a Siena Mps fa la sua parte, ad Arezzo i sindacati lamentano la latitanza degli istituti bancari locali.
A Siena il credito verso le famiglie, al 30 giugno di quest’anno, è passato dal 4,9% al 3,6%, quello verso le imprese dal 14,3 al 6,9 per cento, in Toscana è sceso addirittura al 2,4 e in Italia all’1,4%.
Gli enti locali hanno messo in atto, insieme con le associazioni di categoria e i sindacati, sportelli e task force anticrisi, spesso frenati in questa loro azione dal patto di stabilità. Intanto cresce la preoccupazione per le famiglie direttamente proporzionale a quella della cassa integrazione, il cui anticipo, 600 euro il mese in provincia di Arezzo, non risolve certo il problema.
Un po’ di ottimismo arriva dal fatto che qui la crisi ha colpito meno forte che altrove, ma la futura disoccupazione potrebbe creare disgregazione sociale, soprattutto se gli ammortizzatori non saranno rinnovati, con molte famiglie a rischio povertà.
Difficile trovare soluzioni in mezzo alla tempesta e se il PIL cresce dello 0,5% annuo ci vorrà più tempo del previsto per tornare ai livelli di prima. Finita la crisi si riparte e nel frattempo Arezzo e Siena si difendono grazie alla rete creata dalle istituzioni.

giovedì 24 settembre 2009

Castelfalfi / Corriere Fiorentino


Per Legambiente sarà un’enclave del lusso, per Paola Rossetti, sindaco di Montaione, un intervento nel pieno rispetto paesaggistico e storico di Castelfalfi, meraviglioso borgo ai confini tra la provincia di Siena e quella di Firenze, costruito intorno al 700 d.C.
Dal 2007 l’intera tenuta di Castelfalfi è di proprietà della TUI AG, multinazionale tedesca del turismo, con oltre duecento marchi, che ha deciso d’investire sul borgo e sul territorio circostante, circa dieci chilometri quadrati.
Lo farà appena il comune approverà la variante al piano strutturale, all’interno di un percorso che è iniziato due anni fa e che, dopo la presentazione del piano di fattibilità da parte della TUI, ha visto passare ad aprile la variante al regolamento urbanistico e all’1 settembre il piano urbanistico attuativo, con relativa convenzione che fissa i rapporti tra l’amministrazione comunale e l’investitore privato.
«È stato un percorso partecipativo lungo, – sottolinea il sindaco – al quale hanno partecipato i cittadini, le associazioni di categoria, quelle sindacali, quelle ambientaliste e tutti gli attori interessati del territorio. Un percorso attraverso il quale il progetto iniziale è stato modificato secondo le osservazioni nostre e della comunità, che ci ha sostenuto e che è ben contenta di veder rinascere Castelfalfi».
«Non discuto il metodo – replica Fausto Ferruzza, direttore di Legambiente Toscana e architetto del paesaggio –, è stato certamente virtuoso e lodevole, ma se devo entrare nel merito non sono per niente soddisfatto del risultato, nonostante il dibattito pubblico abbia migliorato il piano originale. Quelle colline appartengono al mondo e non possiamo accettare l’idea di una Disneyland per adulti».
In paese sono soddisfatti e non lo nascondono, il barista di Castelfalfi non vede l’ora che anche la chiesa sia ristrutturata e consacrata per poter andare a messa, in molti poi sperano che questo investimento abbia importanti ricadute economiche su Montaione, posti di lavoro compresi.
Un territorio che vive di turismo, le uniche due aziende sono una casa di riposo e un panificio vicino a Castelfiorentino, senza dimenticare gli istituti alberghieri della zona, in un momento di grave crisi economica si è stretto intorno all’amministrazione comunale, facendo nascere addirittura un comitato del SI, preoccupato a un certo punto che le “lungaggini” del percorso partecipativo potessero fare demordere la TUI.
Percorso virtuoso che la Regione Toscana metterà al centro di un convegno internazionale.
«Riassumere due anni di lavoro è impossibile – aggiunge Paola Rossetti – ma ci tengo a sottolineare due aspetti, oltre gli otto punti che hanno rappresentato la nostra stella polare: l’unitarietà di Castelfalfi, cioè l’impossibilità di una proprietà frazionata; il concetto di “comunità turistica”, ovvero la possibilità di affittare le case vuote, per creare movimento durante tutto l’anno».
Il campo da golf passa da 18 a 36 buche, ai piedi del borgo, che pur subendo una ristrutturazione interna, resterà intatto, ci saranno due alberghi, uno dei quali dotato di centro congressi e benessere, saranno recuperati i casali sparsi per la tenuta e altri saranno costruiti sul crinale, cercando di rivitalizzare l’attività agricola con vigneti e oliveti. Il tutto, inoltre, sarà monitorato dall’amministrazione comunale e, parallelamente, da Legambiente.
La signora dell’Ohio guarda l’orizzonte, è venuta a trovare suo figlio che fa il gruista giù al campo da golf, non sa che Benigni ha ambientato qui il suo Pinocchio, ma si rende conto che Castelfalfi potrà diventare un campo dei miracoli.

I numeri
104,90 km2 l’estensione del comune di Montaione
3.667 gli abitanti
10 km2 la tenuta di Castelfalfi
3.000 i posti letto attuali del territorio
30.000 turisti l’anno
9 i giorni medi di permanenza
1.500 i posti letto di Castelfalfi dopo la ristrutturazione
100.000 m3 di nuova costruzione
36 le buche del nuovo campo da golf
2 gli alberghi che sorgeranno a Castelfalfi
68,95% i voti ottenuti dal sindaco riconfermato

mercoledì 16 settembre 2009

Intercity deraglia / Corriere Fiorentino


Nessun ferito fra i 300 passeggeri dell’Intercity 703 Venezia-Roma che intorno alle 14.10 di ieri pomeriggio è uscito dal binario vicino al Bivio Chiusi, in località Montallese, lungo il tratto che collega la linea veloce con quella storica. Di leggero svio parlano le Ferrovie dello Stato e non di deragliamento, tanto che i passeggeri della prima vettura, il cui carrello è uscito dai binari, così come la locomotiva che la precedeva, non si sarebbero accorti di nulla, se non di una frenata un po’ più brusca del normale. Come c’è stato confermato, infatti, non è stato chiamato né il 118 e nemmeno i Vigili del Fuoco.
Le Ferrovie dello Stato sono intervenute da Siena con delle apposite gru, hanno rimesso carrello e locomotiva sul binario e l’Intercity si è rimesso in movimento alle 16.38. Poco più di due ore durante le quali la linea ferroviaria non è mai stata interrotta, facendo transitare gli altri treni lungo il percorso tradizionale, con ritardi intorno ai 20 minuti.
Difficile al momento stabilire quale sia stata la causa dello svio, molto probabilmente è dipeso dal binario, dove sarebbero in corso lavori di manutenzione. Un cedimento dello scambio? Possibile, ma nemmeno Ezio Gallori, fiorentino di Scandicci e fondatore del COMU, il sindacato dei macchinisti, se la sente di dirlo con precisione: «Cercheranno di dare la colpa a qualcuno, ma il problema come al solito è la manutenzione. Si vogliono fare le nozze coi fichi secchi e questi sono i risultati».
L’Intercity 703 Miramare è rimasto fermo una ventina di minuti alla stazione di Arezzo anche lunedì, pare per problemi alla segnaletica lungo la linea, non sappiamo se dovuti al maltempo o ad altro. Venti minuti di ritardo coi quali è poi arrivato a Roma Termini.
Questa volta la bassa velocità, consigliata sembra da una segnaletica ad hoc lungo quel tratto, in quel momento, ha evitato il peggio, ma i macchinisti di “Ancora in Marcia!” esprimono la loro preoccupazione, considerando che sui qui binari viaggiano i treni passeggeri dell’Alta Velocità: «Continuiamo ad essere preoccupati per la sicurezza ferroviaria, poiché anche stavolta, solo per caso, non ci sono state conseguenze disastrose».
Nel periodo giugno 2008-giugno 2009 in Italia sono stati registrati 36 incidenti ferroviari di diversa entità, numeri che secondo il Codacons indicano la necessità d’interventi strutturali sulla linea ferroviaria, piuttosto che acquistare nuovi treni per 2 miliardi di euro.

lunedì 7 settembre 2009

La "parrucca" di Jovanotti / Corriere Fiorentino


«La cosa più importante è la loro evoluzione interiore, riuscire a incastonare un diamante nel loro cuore, questo è e deve essere il nostro obiettivo. Se torneranno alle loro case senza sentirsi più motivati nei confronti della vita e nell’alzarsi il mattino non ci saremo riusciti, altrimenti avremo fatto bene».
Lorenzo Cherubini ha sintetizzato così l’esperienza della “Parrucca di Mozart”, opera di teatro musicale tratta dal libro Einaudi scritto da Jovanotti, nel quale racconta e omaggia lo spirito libero e il genio di Mozart, curata dall’associazione Orlando, musicata da Bruno de Franceschi, finanziata da Enel e appoggiata dal Comune di Cortona.
Settanta ragazzi, tra attori e musicisti, reclutati tra Umbria e Toscana e nelle locali scuole di musica: «Sì può suonare invece che fare tennis, ma si può anche scegliere uno strumento – sottolinea Lorenzo – perché nel bambino è scattato qualcosa. Noi abbiamo cercato ragazzi innamorati della musica e il livello dell’orchestra n’è una diretta conseguenza».
Fra questi c’è anche Teresa, sua figlia, che Jovanotti tiene sotto traccia, custodendo le emozioni di padre nell’intimità del suo essere personaggio, preferisce parlare del gruppo, della purezza dell’età, dell’energia che i ragazzi sono riusciti e riescono a trasmettergli: «Teresa è in mezzo a loro e sta vivendo la sua esperienza, domani si vedrà», ha detto Lorenzo con gli occhi del babbo innamorato e premuroso, ma anche con tutta l’attenzione che un’artista pone al proprio progetto.
«Lo spettacolo in sé – ribadisce Jovanotti – è solo la punta dell’iceberg. Dietro ci sono dieci giorni di musica classica, di vita in comune senza i genitori, di continuo relazionarsi con gli altri e con se stessi. Il direttore dell’orchestra mi ha detto che per chi suona uno strumento un’esperienza del genere vale quanto due anni di studio privato».
La “Parrucca di Mozart” è un modello culturale in un Paese che in cultura investe sempre di meno, un processo di formazione: «Comprendo che arte e cultura siano due parole antiche, che rischiano di rappresentare il regno dell’incomunicabilità – afferma Lorenzo Cherubini –, ma la cultura altro non è che il bagaglio di conoscenza che un popolo si propone di modificare e migliorare. Il teatro per questi ragazzi è come la pancia della madre, dentro questa pancia vivono, suonano, recitano, mangiano, scrivono mail e si confrontano. La cultura deve avere la capacità di creare forme di felicità, questo è quello che c’interessa. Siamo lontani dal meccanismo dei talent show, qui ci sono talenti ma non si gareggia per scegliere il migliore, non si è eliminati, non ci si mette in competizione, tutti insieme si esprimono, faticano e si fanno un gran mazzo dalle nove di mattina alle sei e mezzo del pomeriggio, seguendo una ferrea disciplina».
«Non mi fraintendete – replica Jovanotti – io non sono snob, ma ci sono format che mi piacciono e altri che mi fanno schifo, seguo X Factor per esempio, ma questa è un’altra cosa».
La moglie Francesca ha scritto la musica e la figlia Teresa l’abbiamo vista recitare con la “Parrucca di Mozart” in testa. C’è tutto Lorenzo in questo progetto e in questo spettacolo, c’è l’artista, c’è il viaggiatore, c’è l’uomo, il babbo e il marito, c’è la sua Cortona che lo coccola e lo protegge. Un momento di grazia prima di ripartire verso il nuovo album che vedrà la luce nel 2011 e verso una trilogia di “parrucche”. Per adesso nessuna seconda generazione Jovanotti, per ora "è per te il dubbio e la certezza, la forza e la dolcezza"…

sabato 20 giugno 2009

Piero Buitoni, la mostra / Corriere Fiorentino


Espressionismo malinconicamente lirico, così il critico d’arte Paolo Levi ha definito il tratto di Piero Buitoni, l’imprenditore pittore, o il pittore imprenditore se preferite, che fino al 5 luglio espone le sue opere a Palazzo Pichi Sforza di via XX Settembre 134 a Sansepolcro, sua città natale.
Qui Piero Buitoni, figlio di Fosco, è nato nel ’22 e prima di arrivare definitivamente a Milano ha vissuto per un po’ di tempo anche a Roma. Ma è in Lombardia che si è formato come imprenditore, dirigendo lo stabilimento di famiglia, e come pittore entrando in contatto, tra gli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta con i massimi protagonisti della pittura italiana da Sironi a Fiume, a Tomea.
Osserva, impara e, contemporaneamente, definisce un tratto e un’arte personale, un tratto che alcuni accostano a quelli di De Chirico e Modigliani, per la forma e i colori, due elementi che caratterizzano l’opera di Buitoni, senza dimenticare la dimensione metafisica rielaborata in maniera assolutamente esclusiva: «Non lamentarti dei tuoi limiti – gli suggerisce oggi Salvatore Fiume –, i limiti li abbiamo tutti».
Un’arte che è entrata nelle sue mani un po’ alla volta, prima come passatempo, nelle pause dagli impegni quotidiani, poi è fiorita con perseveranza e naturalezza fino alle prime mostre personali, ai premi e ai riconoscimenti che hanno declinato l’artista affermato quale oggi è Piero Buitoni, con Milano in testa e Sansepolcro nel cuore.
Descritto come signorile, schivo e mai invadente, i suoi personaggi subiscono l’ironia della vita e del mondo circostante che è raffigurato con dovizia di particolari, le maschere dei protagonisti comunicano attesa e silenzio, sospesi tra l’autobiografia e il sarcasmo per delineare un tratto originale che emerge con forza dai suoi quadri.
Quarantaquattro le opere esposte a Palazzo Pichi Sforza da Piero Buitoni, nella mostra organizzata da Mercurio Promozioni e a cura di Massimo Duranti, tra le quali anche i paesaggi industriali che ritraggono l’azienda di famiglia, significativi soprattutto quelli milanesi che, senza ombra di dubbio, resteranno dei punti fermi della pittura italiana del Novecento.
«Fortunatamente – ha scritto Fiume presentando la mostra – sei pittore come si è quando la natura dà il senso degli accordi e lo stimolo a dipingere, fluido come il respiro, altrimenti sarebbe una gran beffa esser nato a Borgo Sansepolcro e chiamarsi perfino Piero».
L’ingresso è gratuito, la domenica è aperta solo il pomeriggio, mentre il martedì è chiusa.

venerdì 19 giugno 2009

Solidarietà per Spaccarotella / Corriere Fiorentino


Un conto corrente postale a favore di Luigi Spaccarotella e della sua famiglia, il poliziotto della stradale che l’11 novembre del 2007 ha ucciso con un colpo di pistola Gabriele Sandri sull’A1, all’altezza della stazione di servizio di Badia al Pino. L’idea è venuta a Padre Giovanni Serrotti, della parrocchia di San Domenico, che da tempo, attraverso Don Antonio Bacci, frequenta la famiglia Spaccarotella ed è diventato anche il confessore di Luigi e dei suoi sfoghi in un momento così difficile e drammatico, in un dolore che vede, soprattutto, coinvolta la famiglia Sandri.
«Frequentandoli – dice Padre Giovanni – mi sono accorto delle condizioni psicologiche in cui versano e di quello che gli sta accadendo. La sospensione dal servizio di Luigi e la conseguente riduzione dello stipendio li hanno costretti a vendere la casa perché non riuscivano più a pagare il mutuo».
Da qui, insieme ad altri, l’idea d’istituire un conto corrente postale direttamente intestato a Luigi Spaccarotella: «So – ribadisce il parroco – che non tutti potranno comprendere, ma quando c’è qualcuno che chiede aiuto io rispondo a costo d’indebitarmi e anche questa volta mi è sembrato giusto seguire il mio cuore e i comandamenti della carità cristiana. Non è certo mia intenzione spostare da una parte o dall’altra la bilancia della giustizia, quella farà il suo corso indipendentemente da quella che considero un’iniziativa umanitaria».
Sul web, intanto, la polemica impazza. Andrea scrive: «Sig. Serrotti, è sicuro che nella sua parrocchia ci sia solo Spaccarotella ad avere questo tipo di problemi?». Mentre Mihail controbatte: «Tutti quelli che hanno bisogno sono meritevoli di aiuto».
A Padre Giovanni Serrotti non è piaciuto l’accanimento della famiglia Sandri nei confronti del poliziotto e non è il solo a pensarla così. Da tempo, inoltre, si vociferava delle difficoltà economiche di Spaccarotella e di una famiglia assediata, si parla di telefonate anonime minatorie, e impaurita anche per andare a fare la spesa, si sussurra che siano seguiti a distanza da alcuni colleghi.
Facile presumere quale sarà la reazione della famiglia Sandri, senza dimenticare che la sentenza, fuori da clamorose sorprese, condannerà Luigi Spaccarotella per omicidio, colposo o volontario lo sapremo tra un mese. Fino ad allora continuerà a stare accanto ai propri figli, come ha fatto in questi ultimi tempi portandoli a scuola.

lunedì 8 giugno 2009

A Terranuova Pdl in crescita / Corriere Fiorentino


Terranuova Bracciolini ha scelto quale sarà il suo prossimo sindaco, ma i numeri lo riveleranno soltanto oggi. In paese, intanto si ragiona sull’affluenza: 82,35% contro l’83,98 del 2004.
Si analizza sezione per sezione, consapevoli che quelle del capoluogo sono la fucina di voti del centrosinistra, mentre nelle frazioni il centrodestra ha più respiro.
Al momento questo è l’unico appiglio che ha Luca Trabucco, Pdl, per sperare di contrastare il sindaco uscente Mauro Amerighi, centrosinistra, che nel 2004 è stato eletto col 56,27% dei voti. Dopo una campagna elettorale tesa, declinata dalle inchieste della magistratura e da polemiche feroci tra i vari candidati, polemiche che hanno spaccato il centrosinistra con la diaspora che ha portato Carlo Pasquini, ultimo sindaco Pci di Terranuova, a presentarsi con una propria lista, nonostante fosse nel direttivo del Pd locale, e lo slogan più che mai esplicito: «Noi non faremo Macelli».
Ed è proprio su Pasquini che punta il Pdl, consapevoli che molte chance di Trabucco risiedono nella capacità dell’ex sindaco di strappare voti al primo cittadino uscente Amerighi, insomma il prossimo sindaco di Terranuova sarà, comunque vada, il frutto di una guerra fratricida all’interno del variegato mondo del centrosinistra, nel caso di Pasquini alleato con l’Udc.
I seggi del centro brulicano di gente fino all’ultimo, poi alle 22 si chiude e una ragazza che di corsa si presenta cinque minuti dopo deve arrendersi di fronte alle braccia allargate del carabiniere.
In piazza della Repubblica, davanti al comune, si radunano un po’ di persone nella speranza che il maxischermo allestito per l’occasione possa dare i risultati sperati, ma dopo i dati definitivi dell’affluenza ci si deve accontentare degli istant poll nazionali che danno, come previsto, il Pdl nettamente sopra il Pd, con Lega e Di Pietro a fare da contrafforti.
Tardissimo i primi dati numerici vedono il Pd in calo rispetto alle politiche del 2008 e il Pdl in crescita, sempre rispetto al 2008, potrebbe essere un segnale, mentre il maxischermo comunale continua a non dare segni di vita. È una lotta di centimetri, voto per voto, sezione per sezione e come recita una scritta sul muro della scuola elementare Bettino Ricasoli «Attenti alle nuvole».