giovedì 12 giugno 2008

Un'esperienza professionale


Una ragazza che conosco mi ha parlato della sua esperienza di lavoro a Milano. Asilo privato, 700 e più euro il mese di retta. Più o meno lo stipendio che prende lei, diplomata alle Magistrali, quando ancora esistevano, e con un diploma triennale di laurea in pedagogia, se non ricordo male, o scienze dell’educazione. Il suo stipendio corrisponde più o meno alla retta di un bambino. La cosa che mi ha colpito di più è che molte regole dentro questa struttura non vengono rispettate, si fanno foto ai bambini senza chiedere liberatorie ai genitori e questa è solamente la punta dell’iceberg, per non parlare del cibo che gli viene dato, quasi sempre insufficiente con questi che lo richiedono in continuazione. Allora io penso alle mie due bambine, a quanto pago per loro e al servizio, comunale da una parte, statale dall’altra, che ricevo, sia sotto l’aspetto organizzativo, sia sotto quello pedagogico. Il cibo non manca mai e nessuna di loro due si è mai lamentata, anche se per quella più piccola noi genitori contribuiamo, ma si tratta di spese irrisorie in un rapporto di collaborazione. Mi ha raccontato anche altre cose di cui preferisco non parlare, soprattutto del comportamento di alcune colleghe che portano al lavoro e sui bambini le loro rigidità ideologico-religiose e le loro fobie quotidiane, roba da far venire i brividi a qualsiasi genitore. Allora mi vengono in mente tutte le scuole private, le continue richieste di finanziamenti statali, nonostante non debbano dare garanzie nemmeno alle famiglie che vi lasciano i propri bambini, sto parlando di bambini molto piccoli, che ci stanno quasi tutto il giorno, cristo ma nessuno controlla, nessuno ci mette le mani, ma che paese è mai questo. In genere se spendo tanto dovrei avere indietro un servizio migliore, ma non mi pare questo il caso. Certo Milano non è Arezzo, pur di mandare i figli in una struttura ci si arrangia, si paga anche di più, d’altra parte i genitori devono lavorare e i figli non possono essere abbandonati per strada, ma tutto questo significa, appunto, arrangiarsi e non scegliere il meglio, arrangiarsi pagando salato un servizio che non è nemmeno all’altezza del nome che porta. Tanto per fare un esempio, l’unica che abbia un diploma di laurea e che sia titolata per fare quello che fa è proprio la ragazza in questione. Scusate ma se io lascio mio figlio in una struttura voglio che dentro ci siano persone qualificate a starci e a stare con mio figlio. Ergo, dove sono le famiglie? Perché non controllano e perché si continua a dare credito alle strutture private rilasciando assegni in bianco su qualità mai verificate? Chi dovrebbe vigilare su queste strutture e perché non viene fatto? Una volta qualcuno diceva alle genti “andate e moltiplicatevi”, oggi mi verrebbe da dire più volgarmente “andate, controllate e incazzatevi”! Buonanotte all’Italia…