Giuseppe Fornasari è il nuovo presidente di Banca Etruria, l’ha stabilito il consiglio d’amministrazione dell’istituto aretino con 9 voti a favore e 5 astenuti. L’elezione è avvenuta in assenza di Elio Faralli che, secondo voci di corridoio, se ne sarebbe andato, indispettito, alle 19.30. Finisce così, dopo 29 anni, la presidenza Faralli, quella che ha portato Banca Etruria a diventare la popolare più grande e importante del centro sud attraverso la politica dei piccoli passi e di un rapporto costante con il territorio di competenza.
Gli succede l’aretino doc Fornasari, classe ’49, Ingegnere civile, ex deputato della Dc, già sottosegretario all’Industria nel VI e VII governo Andreotti. Nel consiglio d’amministrazione dell’istituto dal 2005, vice presidente dal 2006 e vice presidente vicario dal 2007.
La richiesta di revoca dell’incarico, e il seguente avvicendamento, può essere letta come una lotta generazionale con l’ultraottantenne presidente da una parte e il sessantenne vice presidente vicario dall’altra, con in mezzo il direttore generale, Luca Bronchi, di soli 52 anni. Lettura che confermerebbe l’idea della necessità di dare alla banca un presidente chiamato ad esercitare funzioni strategiche particolarmente impegnative rispetto alla complessità operativa e dimensionale dell’istituto di credito.
Altri la leggono, invece, come una lotta tra l’anima laica e quella cattolica in seno al consiglio d’amministrazione. Un consiglio d’amministrazione che è durato quasi undici ore e che è somigliato più a un conclave dal quale, dopo un’attesa trepidante per la fumata bianca, è uscita nettamente vincente l’anima cattolica, con il vice presidente Giorgio Guerrini, presidente nazionale di Confartigianato, schierato con Fornasari.
Il presidente uscente, Cavaliere del Lavoro Elio Faralli, è nato a Padova nel 1922, nel ’40 si è diplomato ad Arezzo come ragioniere e perito commerciale, trovando subito lavoro al Credito Italiano per passare dopo due anni alla Sepral. Nel 1948 arriva, come dirigente, alla Giacomo Konz e C., operante nel settore della grande distribuzione, pare grazie anche al padre della moglie, dove nel ’62 diventerà presidente del consiglio d’amministrazione, carica mantenuta sino al 2002.
Alla Banca Popolare dell’Etruria entra nel 1974 come consigliere d’amministrazione, dopo tre anni diventa vice presidente e nel 1980 assume la presidenza di una solida banca locale trasformandola e allargandone gli orizzonti geografici e finanziari.
Su di lui il gossip cittadino non ha mai vissuto grazie anche a un profilo pubblico minimalista che ha sempre caratterizzato la sua presidenza. Di simpatie repubblicane, la moglie era iscritta al Pri ai tempi della Prima Repubblica, ha dovuto spesso combattere con chi non vedeva di buon occhio un commerciante alla guida della banca cittadina, nonostante la laurea in Scienze economiche e commerciali conseguita a Firenze nel ’50.
Le levate di scudi di questi giorni, infatti, ad alcuni sono parse di comodo e di facciata, considerando anche il periodo di campagna elettorale, verso un uomo che per trent’anni è stato la banca, se non contro tutto e contro tutti, sicuramente contro molti.

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