
Aymen ha gli occhi che da soli narrano mille storie e un sorriso che racconta un’adolescenza sana e serena. Nato ad Algeri il 20 marzo 1992 vive a Ravenna da dieci anni, frequenta la seconda Liceo scientifico “Alfredo Oriani”, indirizzo informatico, ed è il portiere dell’Under 17 della Ravenna Pallanuoto. La società romagnola è nata nei primi Ottanta come Pallanuoto Ravenna, conquistando anche la B. Nel ’97, l’anno in cui Aymen Belckacem arriva in Italia, nasce il nuovo sodalizio che continua la tradizione pallanuotistica in C, corrispondente alla C2 del calcio, ma di puro dilettantismo.
Una normale storia di sport che è diventata un caso quando la società ha pensato bene di convocare Aymen in Prima squadra, cosa impossibile per le leggi italiane, sia civili che sportive: Aymen non è cittadino italiano, suo padre, medico come la madre, che è stato il primo a venire in Italia, ha istruito la pratica per la cittadinanza, ma se ne potrà parlare solo tra due o tre anni; per quanto riguarda poi gli extracomunitari le quote deliberate dal ministero per i Beni e le Attività culturali sono ripartite dal Coni tra le varie federazioni, anche se la circolare n. 8 del ministero dell’Interno del 2 marzo 2007 stabilisce che le società sportive riconosciute dal Coni possono chiedere l’ingresso in Italia anche di atleti non professionisti.
«Per farlo giocare nell’Under 17» ci dice Vittorio Zoffoli, dirigente della Ravenna Pallanuoto ed ex giocatore, «abbiamo seguito una procedura complessa prevista per i settori giovanili, quello che non riusciamo a capire è perché adesso non lo possiamo convocare in Prima squadra». Questo è il nodo difficile da sciogliere, anche perché la Ravenna Pallanuoto non ha stranieri, né comunitari né extra, il problema, quindi, pare essere il tetto stabilito dalla Federazione.
Aymen adora giocare a pallanuoto, passione che gli ha provocato piccoli black out scolastici: allenarsi con l’Under 17 e con i grandi insieme è un bel sacrificio a maggior ragione con la Prima squadra che si allena dopo cena. La madre ha posto il veto e i risultati scolastici stanno tornando al bello: «So nuotare, ma il nuoto è noioso, poi un mio compagno di classe ha iniziato a giocare a pallanuoto e poco dopo mi sono appassionato anch’io».
«Aymen» ribadisce Zoffoli «è un ragazzo molto promettente, è stato selezionato come portiere, ha i movimenti giusti, si sta allenando con due portieri più grandi capaci d’insegnarli molto e sta crescendo, sarebbe giusto premiarlo…».
E la storia di Aymen sta diventando un caso internazionale: «Un giornalista amico di mia madre ha scritto di me su un quotidiano algerino (articolo ripreso dal sito www.waterpolonline.com, n.d.r.), ma non credevo che ci sarebbe stata così tanta attenzione per la mia storia». Italiano per vissuto e amicizie Aymen non ha mai avuto problemi per le sue origini: «Io sto benissimo e mi piace giocare a pallanuoto, mi piacerebbe molto giocare anche in C e spero che questa situazione si possa risolvere».
I suoi genitori hanno deciso di venire in Italia per colpa del terrorismo. Di religione musulmana, in casa parlano l’italiano e si capisce dall’accento romagnolo di Aymen che non nasconde un po’ di fastidio per non poter continuare a nutrire il sogno di diventare un giocatore di pallanuoto ai massimi livelli. Bicicletta, cellulare e ragazzina, ovviamente non in quest’ordine, né fanno un perfetto adolescente italiano, come tanti con la passione per lo sport, più di altri per le capacità espresse.
«In fondo» dice Aymen «è tutto molto semplice: un pallone, l’acqua, il gioco». Non ci sembra così complicato.

0 commenti:
Posta un commento